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Jazmin Bustos

24/08/2018

di Andrej Godina

Tutelare i piccoli produttori attraverso un sistema di attività in cooperativa

So cosa bevo quindi so come sto agendo

Cafe caucas omar rodriguez.jpg
Per definizione un sistema cooperativista è un movimento con lo scopo di favorire la diffusione e lo sviluppo della cooperazione economica attraverso il sorgere di cooperative; le cooperative sono regolate da un codice che garantisce piena autonomia nelle zone in cui agiscono.

In un mercato basato sulla trasparenza per anni abbiamo nominato le cooperative da cui provengono i prodotti che consumiamo, queste sono diventate una garanzia del prodotto acquistato da un punto di vista qualitativo, ecologico e sociale.

La domanda sorge dunque spontanea: come consumatori siamo realmente coscienti dell’impatto sociale che hanno le cooperative nei paesi di produzione?

Per chiarire il ruolo del cooperativismo nei paesi produttori, ho dovuto inoltrarmi tra domande e ricerche nell’intorno socio-culturale di un paese in costante crescita nell’economia del caffè di qualità.

La cooperativa che ho preso ad esempio per una mia breve analisi è COCAFCAL (cooperativa cafetalera Capucas Limitada), nella zona di Copan, Honduras, dove negli ultimi mesi ho passato le mie giornate confrontando l’impatto che il lavoro della cooperativa ha non solo sulla comunità, ma anche su altre cooperative in diverse zone limitrofe.

Per capire il vero lavoro di una cooperativa, dobbiamo uscire dalla nostra prospettiva di paese industrializzato e tenere conto che spesso le zone produttrici di caffè sono paesi dove la mancata intervenzione del sistema politico è tangibile nel quotidiano; in questa realtà il sistema cooperativistico cerca uno stratagemma che diminuisca l’impatto della povertà su servizi primari come educazione, sanità, riforme agricole, gestione del capitale e produzione.

Erano gli anni '50 quando quando in Honduras si formarono le prime cooperative che avevano lo scopo di ampliare le aspettative della popolazione partendo dallo sviluppo di alcuni principi come: adesione aperta a tutti e volontaria, interese per la comunità, cooperazione tra le cooperative stesse, educazione, formazione, informazione, autonomia indipendente, partecipazione economica e gestione democratica.

In una società dove la piaga principale non è solo la povertà, bensì l’enorme disuguaglianza sociale (secondo l’indice Gini L’Honduras nel 2016 si è piazzata al 6 posto con un 53,7% di disuguaglianza in fatto di sanità ed educazione
http://www.repubblica.it/solidarieta/equo-e-solidale/2016/03/29/news/america_latina_non_la_piu_povera_ma_tra_le_piu_diseguali-136508071/ )
questo significa che nelle zone dove i nostri produttori vivono e lavorano i raccolti di cui godiamo non ci sono a disposizione infrastrutture adatte a fornire alle future generazioni servizi basici come la sanità e l’educazione.

Dobbiamo prendere coscienza che i nostri caffè più pregiati ed i nostri monorigini più complessi spesso provengono da zone dove domina un panorama politicamente frustrante e tutto questo accade lontano dalla nostra realtà come baristi, dai nostri laboratori d’assaggio e dalla nostra quotidianità. In questo panorama le cooperative giocano un ruolo fondamentale per la sopravvivenza del caffè, nei nostri mercati e nelle nostre vite allontanando con tutte le loro forze lo spettro di coltivi abbandonati dovuti a scarse aspettative future nelle zone rurali, mancanza di opportunità e prezzi di mercato troppo bassi rispetto ai costi di produzione a cui i piccoli produttori fanno fronte ogni giorno.

Nel mio soggiorno all’interno della comunità, ho potuto essere testimone della funzionalità di un sistema che mira a migliorare la vita dell’individuo attraverso una gestione utile del capitale, che punta a garantire ai piccoli produttori le basi per poter gestire una economia basata sulla qualità e non sul volume.

COCAFCAL è una cooperativa nata recentemente che sotto la guida attuale di un grande leader e visionario e la collaborazione di tutti i suoi associati è riuscita in pochi anni a diventare una macchina sociale ben funzionante ed incredibilmente utile alla comunità: un modello economico esemplare a metà tra la collaborazione comunitaria ed un incentivo alla concorrenza su un mercato libero.

I progetti attivi al momento nella cooperativa COCAFCAL sono di vario genere: 
  • Formazione dei produttori in tecniche agricole per garantire non solo una migliore qualità a fine raccolto ma anche una certa costanza nella qualità della produzione.
  • Formazione in tema di agricultura organica: Capucas possiede una vera e propria pianta di organico, una filiera ben strutturata ed accessibile al produttore, vale a dire che ogni produttore è in grado di replicare il modello della cooperativa nella sua propria piantagione, con i propri mezzi ed il proprio capitale.
  • Formazione su coltivi esterni al caffè: Poiché ciclo del caffè in quasi tutti i tropici è annuale incentivare altri tipi di coltivi come pomodori, ortaggi, lemon grass, non solo garantiscono altri ingressi economici ma possono essere pratiche agricole alternative per la conservazione dei suoli e del patrimonio paesaggistico.
  • Formazione in tecniche di barismo e cupping.
  • Formazione in tecniche di processamento e conservazione del caffè.
  • Progetti in tematiche di genero: le produttrici della comunità possono vendere il loro caffè nel mercato nazionale attraverso il marchio registrato della cooperativa.
  • Incentivo della apicultura e la produzione di miele: I produttori al di là del caffè producono il proprio miele da dirigere nel mercato nazionale sotto il marchio delle cooperative.
Questi progetti sono solo la punta dell’iceberg di una serie di impegni nei confronti della comunità, lo scopo è sempre quello di tutelare i produttori fornendo loro le basi in modo che possano poi autogestire la propria produzione ed entrare in competizione nel mercato nazionale senza dover per forza fare i conti con burocrazie demotivanti e costi alti di gestione dei marchi potendo concentrare la produzione non sulla quantità ma sulla qualità.

A colpirmi però sono stati i risultati; una comunità i cui produttori sono spesso in grado di distinguere in tazza un caffè con caratteristiche complesse, una produzione con caffè non inferiori agli 82-83 punti, produttori coscienti del mercato e del loro prodotto, competitivi ed entusiasti della ricerca verso la qualità e l’innovazione.

L’intervento della cooperativa nella zona  Las Capucas sulla comunità è tangibile; è una comunità basata sulla formazione e sul duro lavoro, la cooperativa crede nella ricerca, nella innovazione e nello sviluppo, il grande sogno di COCAFCAL è creare una comunità autonoma ed indipendente dalla sola produzione di caffè, che tenga conto dei cambi climatici, dell’ambiente e delle nuove tecnologie in campo agricolo.

Questo è un sistema intelligente che punta al benessere dell’individuo come sua forza motrice, che da sempre ha intravvisto nell’educazione dei sui componenti la base per un futuro migliore, che usa come mezzo la collaborazione e lo scambio di conoscenze e che al contrario dello stato finanzia un medico di base per la comunità (di cui ne ho approfittato persino io durante il mio soggiorno), alcuni maestri di scuola e ha creato persino un campus on line approvato dall’università statale di Honduras per garantire una formazione universitaria e riconosciuta senza mai correre il rischio di dover abbandonare le terre o la propria identità in nome di un futuro migliore.

Questo è un sistema che lavora per il futuro, per un ricambio generazionale in una zona che soffre l’abbandono delle proprie terre in nome di una migrazione di massa; qui si cerca di dare migliori condizioni di vita non solo ai nostri produttori ma anche loro figli e alle generazioni a venire lottando contro tutti gli inconvenienti che una cattiva gestione politica o un mercato troppo ingiusto portano con sé.

Mi sono appassionata al caffè con la consapevolezza che si potesse fare la differenza attraverso il mio reale contributo in qualsiasi punto de la filiera; sia come barista, come semplice consumatrice di caffè di qualità, come donna in una comunità prettamente maschile; sapevo che in un mercato che riflette cambiamenti dettati dalla cultura e dalla società c’è sempre uno spazio dove ritrovarsi come parte attiva e presente di grandi evoluzioni.

Invito ad ogni individuo quindi, qualsiasi ruolo esso svolga nella filiera del caffè, a fare la differenza a crearsi una coscienza di quanto in un mercato globale le nostre scelte come persone pesino sulla nostra società in modo globale; perché bere caffè di qualità in modo cosciente?, che importanza ha la trasparenza nel mercato del caffè?, quanto è indispensabile conoscere da dove vengono le nostre miscele e capire il ruolo del nostro contributo nel mercato del caffè?.

Queste sono domande che dovrebbero nascere dentro di noi non solo come professionisti o esperti del settore, bensì come individui e contribuenti attivi di una filiera che ci unisce tutti da una parte del mondo ad un’altra attorno ad un unico solo grande amore.
 
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24/08/2018

di Andrej Godina

Tutelando los pequeños productores a través de un sistema cooperativista

Se lo que bevo, entonces se como actùo

Cafe capucas green seelction.jpg
Por definición un sistema cooperativista es un movimiento con el propósito de ayudar la difusión y el desarrollo de la cooperación economica a través de el surgimiento de cooperativas; las cooperativas están reguladas por un código que garantiza la plena autonomía en las áreas donde operan.

En un mercado basado en la transparencia durante años hemos encontrado en las cooperativas una garantía desde el punto de vista de transparencia y de calidad de los productos que consumimos.

Por lo tanto surge la pregunta: ¿como son realmente consientes los consumidores del impacto social de las cooperativas en los países de producción?

Para aclarar el papel de las cooperativas en los países productores de café, tuve que vivirlo y aislarme entre las preguntas y las investigaciones socioculturales en las proximidades de un país la cual economia cafetalera esta en constante crecimiento.

La cooperativa que he tomado como ejemplo para esta breve análisis es COCAFCAL (cooperativa cafetalera Capucas Limitada), en el àrea de Copan Honduras, donde en los últimos meses he pasado mis días comparando el impacto de el trabajo cooperativo en las comunidades y en las otras cooperativas vecinas.

Para entender el verdadero trabajo de una cooperativa, debemos descentrarnos de nuestra prospectiva de países industrializados y tener en cuenta que a menudo  las zonas productoras de café son países donde el incumplimiento por parte del sistema politico es tangible en la vida cotidiana; en esta realidad el sistema cooperativo busca un metodo para disminuir el impacto de la pobreza sobre los servicios básicos como la educación, la salud, la reforma agricola, la gestión del capital y de la producción.

Eran los años 50 cuando en Honduras formaron las primeras cooperativas destinadas a ampliar las expectativas de la población a partir del desarrollo de ciertos principios tales como: afiliación abierta a todos y voluntaria, interés hacia la comunidad, la cooperación entre las propias cooperativas, educación, capacitación, información, autonomia independiente, participación econònomica y gestión democratica.

En una sociedad donde el flagelo principal no es solo la pobreza sino la enorme desigualdad social esto significa que las zonas donde viven y trabajan los cultivos nuestros productores, carecen de servicios básicos como salud y educación para proveer a las futuras generaciones.

Debemos tomar conciencia de que nuestros mejores cafés y nuestros monorigines más complejos a menudo provienen de áreas donde domina un paisaje politicamente frustrante; y todo esto sucede lejos de nuestra realidad como baristas, lejos de nuestros laboratorios de degustación y de nuestra vida cotidiana como entendedores y consumidores de café de calidad.

En este escenario las cooperativas juegan un papel fundamental en la supervivencia del café en nuestros mercados y en nuestras vidas alejando con todos los medios a disposición el espectro de cultivos abandonados debido a las escasas expectativas futuras en las zonas rurales, la falta de oportunidades y los precios del mercado inferior que a los precios de producción.

En mi estancia en la comunidad, pude presenciar a la funcionalidad de un sistema que apunta a mejorar la vida del individuo a través de una gestión útil del capital que tiene como objetivo garantizar a los pequeños productores la base para gestionar una economia basada en la calidad y no en el volumen.

COCAFCAL es una cooperativa nacida recientemente y bajo el liderazgo actual de un gran guía visionario y la colaboración de todos sus miembros ha logrado en pocos años convertirse en una máquina social que funciona bien y que es increíblemente útil para el desarrollo de la comunidad; un modelo económico ejemplar a medio camino entre una colaboración comunitaria y un incentivo a la competencia en un mercado libre.

Los proyectos actualmente activos en la cooperativa COCAFCAL son de varios tipos:
  • Capacitaciòn de productores en técnicas agricolas para asegurar no solo una mejor calidad al final de la cosecha sino también una cierta constancia en tema de calidad y producción.
  • Capacitacion en campo orgànico: Capucas tiene una planta de abonos orgánicos muy funcional, una verdadera cadena de insumos muy bien estructurada y accesible al productor (es decir que cada productor puede replicar este modelo en su propria propiedad y con sus propios recursos).
  • Capacitacion sobre cultivos externos al café: teniendo en cuenta que el ciclo del café es anual en casi todos los trópicos, se incentivan otros tipos de cultivos rentables (tomates, vegetales, lemongrass, maracuya) para garantizar al productor otros tipos de ingresos económicos y para garantizar una conservación de suelos y del paisaje.
  • Entrenamiento en técnicas de barismo y de cataciòn.
  • Capacitaciones en técnicas de procesamiento y de almacenamiento del café.
  • Proyectos en temáticas de genero: las productoras de la comunidad pueden vender su cafe en el mercado nacional usando la marca registrada de la cooperativa.
  • Incentivo a la apicultura y la producción de miel: los productores pueden producir su miel y procesarla y venderla a través de la cooperativa.
Estos proyectos son solo la punta del iceberg de una serie de compromisos con la comunidad, el objetivo siempre es proteger a los productores proporcionándoles los elementos básicos para que luego puedan autogestionar su producción y competir en un mercado nazional sin que tener que ser forzados a lidiar con burocracias desmotivadoras y altos costos de gestión de marca, concentrándose de tal modo en la calidad y no en la cantidad.

A impresionarme, sin embargo, fueron los resultados: una comunidad cuyos productores a menudo son capaces de distinguir en taza un café con características complejas, una producción de café de no menos de 82-83 puntos SCA en toda la zona, productores conscientes del mercado y de sus productos, competitivo y entusiasta con la un enfoque hacia la calidad y la innovación.

La intervenciòn de la cooperativa en el àrea de Las Capucas es tangible en la comunidad; es una comunidad basada en la capacitación y el trabajo duro, la cooperativa cree en la investigación, en la innovación y en el desarrollo de la zona, el gran sueño de COCAFCAL es crear una comunidad autonoma e independiente de la producción de café, con un impacto ambiental positivo, que tenga en cuenta el medioambiente y las nuevas tecnologías en campo agrícola.

Se trata de un sistema inteligente que se centra en el bienestar del individuo como motor, que siempre ha apuntado a la educación de sus miembros como base para un futuro mejor, que utiliza como medio la colaboración y el intercambio de conocimiento y que por el contrario del estado financia un medico comunitario (que aproveche durante mi estadía), algunos maestros de escuela e incluso creo un campus on line aprobado por la Universidad  Estatal de Honduras para garantizar una educación universitaria reconocida sin correr el riesgo de tener que abandonar la tierra o su identidad.

Este es un sistema que funciona para el futuro, para un cambio generacional en una área que sufre el abandono de sus tierras en nombre de una migración masiva; aquí intentamos brindar mejores condiciones de vida no solo a nuestros productores si no también a sus hijos y a las generaciones venideras luchando contra todos los inconvenientes que una mala gestión politica o un mercado injusto traen consigo.

Me apasionè al caffè con la conciencia de que se puede hacer la diferencia a través de un contributo personal en cualquier punto de la cadena; tanto como barista, como simple consumidor de café de calidad, como mujer en una comunidad puramente masculina; sabia que en un mercado que refleja los cambios dictados por la cultura y la sociedad, siempre hay un lugar para encontrarse a sì mismo como parte activa y presente de grandes evoluciones.

Por lo tanto, invito a cada persona, independientemente del rol que desempeñe en la cadena del café, a marcar la diferencia para crear una conciencia de cuánto en el mercado global nuestras elecciones como personas pesan en nuestra sociedad de una manera global; ¿porque tomar café de calidad de forma consciente?, ¿cuál es la importancia de la transparencia en el mercado del café ?, ¿qué tan esencial es saber de dónde vienen nuestras mezclas y comprender el rol de nuestra contribución en el mercado del café?

Estas son preguntas que deben surgir dentro de nosotros no solo como profesionales o expertos en el campo, sino como personas activas y contribuyentes de una cadena de suministro que nos une a todos de una parte del mundo a otra alrededor de un único grande amor.
 
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16/08/2018

di Jazmin Bustos

Tutelando i piccoli produttori attraverso un sistema cooperativista.




So cosa bevo,  quindi so come agisco:

Per definizione un sistema cooperativista è un movimento con lo scopo di favorire la diffusione e lo sviluppo della cooperazione economica attraverso il sorgere di cooperative; le cooperative sono regolate da un codice che garantisce piena autonomia nelle zone in cui agiscono.

In un mercato basato sulla trasparenza per anni abbiamo nominato le cooperative da cui provengono i prodotti che consumiamo, queste sono diventate una garanzia del prodotto acquistato da un punto di vista qualitativo, ecologico e sociale.

La domanda sorge dunque spontanea: come consumatori siamo realmente coscienti dell’impatto sociale che hanno le cooperative nei paesi di produzione?.

Per chiarire il ruolo del cooperativismo nei paesi produttori, ho dovuto inoltrarmi tra domande e ricerche nell’intorno socio-culturale di un paese in costante crescita nell’economia del caffè di qualità.

La cooperativa che ho preso ad esempio per una mia breve analisi è COCAFCAL (cooperativa cafetalera Capucas Limitada), nella zona di Copan, Honduras, dove negli ultimi mesi ho passato le mie giornate confrontando l’impatto che il lavoro della cooperativa ha non solo sulla comunità, ma anche su altre cooperative in diverse zone limitrofe.

Per capire il vero lavoro di una cooperativa, dobbiamo uscire dalla nostra prospettiva di paese industrializzato e tenere conto che spesso le zone produttrici di caffè sono paesi dove la mancata intervenzione del sistema politico è tangibile nel quotidiano; in questa realtà il sistema cooperativistico cerca uno stratagemma che diminuisca l’impatto della povertà su servizi primari come educazione, sanità, riforme agricole, gestione del capitale e produzione.

Erano gli anni 50 quando quando in Honduras si formarono le prime cooperative che avevano lo scopo di ampliare le aspettative della popolazione partendo dallo sviluppo di alcuni principi come: adesione aperta a tutti e volontaria, interese per la comunità, cooperazione tra le cooperative stesse, educazione, formazione, informazione, autonomia indipendente, partecipazione economica e gestione democratica.

In una società dove la piaga principale non è solo la povertà, bensì l’enorme disuguaglianza sociale (secondo l’indice Gini L’Honduras nel 2016 si è piazzata al 6 posto con un 53,7% di disuguaglianza in fatto di sanità ed educazione http://www.repubblica.it/solidarieta/equo-e-solidale/2016/03/29/news/america_latina_non_la_piu_povera_ma_tra_le_piu_diseguali-136508071/) questo significa che nelle zone dove i nostri produttori vivono e lavorano i raccolti di cui godiamo non ci sono a disposizione infrastrutture adatte a fornire alle future generazioni servizi basici come la sanità e l’educazione.

Dobbiamo prendere coscienza che i nostri caffè più pregiati ed i nostri monorigini più complessi spesso provengono da zone dove domina un panorama politicamente frustrante e tutto questo accade lontano dalla nostra realtà come baristi, dai nostri laboratori d’assaggio e dalla nostra quotidianità. In questo panorama le cooperative giocano un ruolo fondamentale per la sopravvivenza del caffè, nei nostri mercati e nelle nostre vite allontanando con tutte le loro forze lo spettro di coltivi abbandonati dovuti a scarse aspettative future nelle zone rurali, mancanza di opportunità e prezzi di mercato troppo bassi rispetto ai costi di produzione a cui i piccoli produttori fanno fronte ogni giorno.

Nel mio soggiorno all’interno della comunità, ho potuto essere testimone della funzionalità di un sistema che mira a migliorare la vita dell’individuo attraverso una gestione utile del capitale, che punta a garantire ai piccoli produttori le basi per poter gestire una economia basata sulla qualità e non sul volume.

COCAFCAL è una cooperativa nata recentemente che sotto la guida attuale di un grande leader e visionario e la collaborazione di tutti i suoi associati è riuscita in pochi anni a diventare una macchina sociale ben funzionante ed incredibilmente utile alla comunità: un modello economico esemplare a metà tra la collaborazione comunitaria ed un incentivo alla concorrenza su un mercato libero.

I progetti attivi al momento nella cooperativa COCAFCAL sono di vario genere:
  • Formazione dei produttori in tecniche agricole per garantire non solo una migliore qualità a fine raccolto ma anche una certa costanza nella qualità della produzione.
  • Formazione in tema di agricultura organica: Capucas possiede una vera e propria pianta di organico, una filiera ben strutturata ed accessibile al produttore, vale a dire che ogni produttore è in grado di replicare il modello della cooperativa nella sua propria piantagione, con i propri mezzi ed il proprio capitale.
  • Formazione su coltivi esterni al caffè: Poiché ciclo del caffè in quasi tutti i tropici è annuale incentivare altri tipi di coltivi come pomodori, ortaggi, lemon grass, non solo garantiscono altri ingressi economici ma possono essere pratiche agricole alternative per la conservazione dei suoli e del patrimonio paesaggistico.
  • Formazione in tecniche di barismo e cupping.
  • Formazione in tecniche di processamento e conservazione del caffè.
  • Progetti in tematiche di genero: le produttrici della comunità possono vendere il loro caffè nel mercato nazionale attraverso il marchio registrato della cooperativa.
  • Incentivo della apicultura e la produzione di miele: I produttori al di là del caffè producono il proprio miele da dirigere nel mercato nazionale sotto il marchio delle cooperative.


Questi progetti sono solo la punta dell’iceberg di una serie di impegni nei confronti della comunità, lo scopo è sempre quello di tutelare i produttori fornendo loro le basi in modo che possano poi autogestire la propria produzione ed entrare in competizione nel mercato nazionale senza dover per forza fare i conti con burocrazie demotivanti e costi alti di gestione dei marchi potendo concentrare la produzione non sulla quantità ma sulla qualità.

A colpirmi però sono stati i risultati; una comunità i cui produttori sono spesso in grado di distinguere in tazza un caffè con caratteristiche complesse, una produzione con caffè non inferiori agli 82-83 punti, produttori coscienti del mercato e del loro prodotto, competitivi ed entusiasti della ricerca verso la qualità e l’innovazione.

L’intervento della cooperativa nella zona  Las Capucas sulla comunità è tangibile; è una comunità basata sulla formazione e sul duro lavoro, la cooperativa crede nella ricerca, nella innovazione e nello sviluppo, il grande sogno di COCAFCAL è creare una comunità autonoma ed indipendente dalla sola produzione di caffè, che tenga conto dei cambi climatici, dell’ambiente e delle nuove tecnologie in campo agricolo.

Questo è un sistema intelligente che punta al benessere dell’individuo come sua forza motrice, che da sempre ha intravvisto nell’educazione dei sui componenti la base per un futuro migliore, che usa come mezzo la collaborazione e lo scambio di conoscenze e che al contrario dello stato finanzia un medico di base per la comunità (di cui ne ho approfittato persino io durante il mio soggiorno), alcuni maestri di scuola e ha creato persino un campus on line approvato dall’università statale di Honduras per garantire una formazione universitaria e riconosciuta senza mai correre il rischio di dover abbandonare le terre o la propria identità in nome di un futuro migliore.

Questo è un sistema che lavora per il futuro, per un ricambio generazionale in una zona che soffre l’abbandono delle proprie terre in nome di una migrazione di massa; qui si cerca di dare migliori condizioni di vita non solo ai nostri produttori ma anche loro figli e alle generazioni a venire lottando contro tutti gli inconvenienti che una cattiva gestione politica o un mercato troppo ingiusto portano con sé.

Mi sono appassionata al caffè con la consapevolezza che si potesse fare la differenza attraverso il mio reale contributo in qualsiasi punto de la filiera; sia come barista, come semplice consumatrice di caffè di qualità, come donna in una comunità prettamente maschile; sapevo che in un mercato che riflette cambiamenti dettati dalla cultura e dalla società c’è sempre uno spazio dove ritrovarsi come parte attiva e presente di grandi evoluzioni.

Invito ad ogni individuo quindi, qualsiasi ruolo esso svolga nella filiera del caffè, a fare la differenza a crearsi una coscienza di quanto in un mercato globale le nostre scelte come persone pesino sulla nostra società in modo globale; perché bere caffè di qualità in modo cosciente?, che importanza ha la trasparenza nel mercato del caffè?, quanto è indispensabile conoscere da dove vengono le nostre miscele e capire il ruolo del nostro contributo nel mercato del caffè?.

Queste sono domande che dovrebbero nascere dentro di noi non solo come professionisti o esperti del settore, bensì come individui e contribuenti attivi di una filiera che ci unisce tutti da una parte del mondo ad un’altra attorno ad un unico solo grande amore.
 
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02/05/2018

di Andrej Godina

Da TAZZA a TAZZA

caffetteria specialty honduras 1.jpeg
Se un giorno doveste mi passare dalla piccola cittadella di Copan Ruinas, Honduras a pochi passi dalla frontiera con Guatemala e dal parco “Ruinas de Copan”, e se come me siete sempre assetati di buon caffè di storie vere allora non potete perdervi la micro roastery Casa Ixchel.
Dopo aver percorso quasi tutti i coffee shop di Copan Ruinas, nonostante il caldo torrido, nel mio penultimo giorno decido prima di tornare alla mia base “Las Capucas” decido que è arrivato il momento esplorare la città e di perdermi nell’intento di di arrivare all’ultimo coffee shop che avevo previsto per il mio tour.
un paio di giri sbagliati in centro, un paio di isolati senza orientamento ed ecco che mi ritrovo con la più particolare micro roastery finora vista in Honduras, un giardino esterno con tantissima luce e così accogliente che vi sembrerà di essere nel vostro giardino di domenica mattina, un gusto esemplare nei suoi arredi che racchiudono tutta la tradizione ed il concetto “third wave” in piena regola.
Assaggio un caffè naturale, in filtro ed espresso e rimango più che soddisfatta sia dalla mia esperienza sensoriale con il caffè sia dalla gentilezza e disponibilità del personale e ancora più soddisfatta dalla conoscenza che la giovane proprietaria Katia Duke riesce a trasmettermi con la sua formula vincente 100% “from farm to cup”.
Katia Duke è una produttrice con una storia affascinante alle spalle, fatta di sfide, umiltà e tanta positività.
Accetta di buon grado di dedicarmi il suo tempo per parlare di lei: una donna nata e cresciuta nel mondo del caffè ed allo stesso momento così coinvolta nello sviluppo sociale della comunità cafetalera, come donna, come roaster, come master cup e come barista. Per me è amore a prima vista con la sua storia e con Casa Ixchel.
La storia di Finca San Isidro e dei suoi primi passi nel mondo degli specialty comincia nel 2013, quando ancora la familia Duke, come molti altri produttori, vendeva il proprio caffè attraverso i cosiddetti “Coyotes”, un metodo di commercio abbastanza in uso tra i produttori, che garantisce liquidità inmediata, pero d’altro canto non conviene al produttore per via dei suoi prezzi quasi sempre al di sotto del mercato.
Questo commercio non tiene conto della qualità del caffè ne di una tracciabilità, vale a dire che i caffè con profili alti vengono mescolati con caffè di profilo basso per essere messi su un mercato di volume.
E’ un metodo insostenibile per i produttori che nonostante in paesi come Honduras è difficile rompere con un commercio ben noto, tradizionale e con garanzie immediate.
Ma questo non è il caso di Finca San Isidro e Katia che dal 2014 nei suoi lotti comincia una nuova sfida, arrivare al mercato basato sulla qualità.
Katia rappresenta pienamente il concetto di Umami: valorizzare la formazione sul mondo del caffè, per riuscire in un futuro a migliorare il mercato stesso e le condizioni dei produttori. Con noi si è formata in uno dei nostri Umami Camp qui in Honduras, ed ha investito questa conoscenza nella sua micro roastery, la incantevole Casa Ixchel.
Le sfide per una produttrice come Katia che si allontana da un mercato convenzionale e tradizionale, non sono poche. Bisogna cambiare il tipo di agricultura, introdurre cicli di fertilizzazione più costanti, cambiare il sistema di beneficio, migliorare le condizioni del beneficio; e come si può intuire sono tutte inversioni che non sempre vengono coperte dai guadagni del raccolto.
Parlare con Katia è stata per me una apertura interessante ed un rafforzamento dei miei ideali di creare una comunità che si focalizzi nel caffè come “qualcosa che viene introdotto nel nostro corpo” come lei stessa ama definirlo, e non solo un prodotto di mercato senza pensare coscientemente a chi è rivolto.
Katia come imprenditrice nella sua micro roastery cerca di mantenere alta la qualità del suo coffee shop tenendo per i clienti di Casa Ixchel la prima scelta del suo raccolto annuale, e credetemi è qualcosa più unico che raro in paesi produttori che mirano ad esportare il meglio.
Sfortunatamente rompere con le tradizioni costa troppo e ci vuole tanto coraggio, ma so che sono di fronte ad una donna che ha fatto del caffè la sua vita ed è passata da produttrice a Qgrader scommettendo tutto per migliorare la qualità della sua produzione.
Nel 2017, dopo tanti tentativi falliti, prove, sperimentazioni, formazioni e tanta pazienza Katia ed i suoi lotti di finca San Isidro si candidano per le selezioni della “Cup Of Excellence” di Honduras.
Nel 2018 arriva prima alla competizione di caffè specialty del Trifinio, con un naturale que se siete in zona vi invito a provare.
Nel mio breve soggiorno Hondureño fatto di dialoghi con produttori e tazzine di espresso, ho capito che essere donne da queste parti è una sfida abbastanza grande, soprattuto se sei produttrice, figlia di produttore e se introduci un concetto che rompe completamente con le tradizioni.
E’ il caso del primo raccolto di Katia e dei suoi raccoglitori che si rifiutano di prendere ordini dalla “figlia” del produttore.
In casi del genere per fortuna donne come Katia Duke possono solo reagire e cambiare la società, da allora infatti come produttrice si è vista coinvolta in una serie di progetti con donne, ed è perciò che la maggior parte del suo team di lavoro sono donne alle quali offre un lavoro che va al di la del raccogliere le drupe.
Siccome qui il caffè è visto come una tradizione di famiglia il ricambio generazionale e l’indipendenza economica è un’altra sfida a cui i produttori di seconda generazione devono affrontare, è da qui che nasce casa Ixchel.
Casa Ixchel ha tutto il carattere indipendente che Katia ha saputo tirar fuori dalla sua personale indipendenza economica, svincolata dalla piantagione di famiglia; e se come me passate la vostra vita nei coffee shop in differenti luoghi del mondo, noterete inmediatamente che siete entrati in un luogo speciale.
Un’atmosfera unica, accogliente, literalmente la casa di Katia Duke, un punto di incontro di buone energie che hanno saputo dare i loro frutti. Casa Ixchel, come la dea della Luna, della fertilità e dei buoni raccolti, secondo la tradizione Maya, ha visto nascere tra le sue pareti opere di abbondante generosità, come la scuola in costruzione nelle vicinanze di Finca San Isidro, grazie alla concessione del terreno por parte di Katia e alla collaborazione di alcuni clienti del coffee shop, un progetto che nasce sotto la buona energia che gode questo piccolo angolo del buon caffè, ed al quale si è liberi di aderire attraverso donazioni.
E’ davvero una roastery che mi ha colpita per come mantiene un’equilibrio tra una tradizione autoctona ed innovazione, in un mercato che spesso tende ad omologarsi, un posto dove bere un buon caffè sotto un’atmosfera mistica generata dalla presenza di Katia e dei suoi collaboratori, un luogo dove sentirsi a casa e ascoltare storie, e far parte di quelle storie a patto che non siate intimiditi di lasciarvi coinvolgere dalla personalità tanto carismatica della sua proprietaria.

Katia esporta su caffè (finca San Isidro Katia Duke Collection) a:
Taiwan: Zircle coffee.
USA: Una Taza, Pneuma, Five Star, Blencher (packaging biodegradabile)), LaTerza.
Canada: Souvenir Coffee, Cut Coffee.
 
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01/05/2018

di Andrej Godina

From CUP to CUP

caffetteria specialty honduras 3.jpeg
Si un día llegan a pasear por la pequeña ciudad de Copan Ruinas, Honduras a pocos pasos de la frontera con Guatemala y de el parque de las Ruinas de Copan, y si como yo están siempre sedientos de buen café y de historias reales entonces no pueden perderse la micro roastery Casa Ixchel.
Despues de haber recorrido casì todas las cafeterías de Copan Ruinas, a pesar de el calor tropical, el penultimo día antes de regresar a mi base en “Las Capucas” decido que es el momento de explorar la ciudad y perderme para dar con el paradero de el ultimo coffee shop que me esperaba por probar.
Un par de vueltas al centro y un par de cuadras equivocadas, me encuentro con la más peculiar micro roastery hasta ahora visitada en mi estadía en Honduras, un jardín externo con tanta luz y tan acogedor que parece el jardín de mi casa el domingo por la mañana, un gusto ejemplar en las decoraciones de tipo tradicional, con un concepto en plena regla de las cafeterías y micro roastery del movimiento “third wave”.
Pruebo un café natural, en filtro y en espresso y quedo más que satisfecha sea de la experiencia sensorial del café sea servicio y de la disponibilidad del personal y aun mas por  el conocimiento que la joven proprietaria Katia Duke sabe trasmitir con una formula 100% “from farm to cup”.
Katia Duke es una productora con una historia encantadora hecha de desafíos, pruebas humildad y positivismo.
Acepta dedicarme su tiempo para hablar de ella: una mujer nacida en el mundo del café y al mismo tiempo tan involucrada en el desarrollo social de la comunidad cafetalera, como mujer como tostadora como catadora y como barista, para mi es amor a primera vista con su historia y con Casa Ixchel.
La historia de finca San Isidro y sus primeros pasos en el mundo de el café de especialidad comienza en el 2013, cuando aún la familia Duke, como muchos productores, comercializaba su café a los “coyotes”, un metodo de comercio en uso entre los productores, que  garantiza liquidez monetaria y remuneración inmediata pero por otro lado afecta al productor mismo por los precios casi siempre debajo del mercado.
Este metodo de compra venta en el mercado del café no tiene en cuenta la calidad de el café en ni de ningún tipo de trazabilidad, es decir que todo el café de alto perfil y de bajo perfil se mezcla para llegar a un mercado de cantidad.
Es un metodo insostenible para los productores, però aún así en países como Honduras es difícil romper con un comercio tradicional conocido y con ganancias inmediatas.
Pero este no es el caso de finca San Isidro y de Katia que desde el 2014 en sus parcelas comienza un nuevo reto, comenzar a producir café de calidad.
Katia representa completamente el concepto de Umami: valorizar la capacitación acerca del mundo del café, para en un futuro mejorar las condiciones del mercado y de los productores. Se ha capacitado con nosotros en los Umami Camp, y ha invertido su conocimiento en la apertura de su micro roastery y coffee shop la encantadora Casa Ixchel.
Los retos para una productora como Katia que se aleja de un mercado convencional o tradicional no son pocos, hay que cambiar el manejo de la agricultura, introducir un ciclo de fertilización mas constante, cambiar el proceso de beneficiado, mejorar las condiciones del beneficio, y como se podrá intuir son todas inversiones que no siempre se cubre con la ganancia de la cosecha anual.
Hablar con Katia ha sido una abertura interesante y un reforzamiento de mis ideales de crear una comunidad que tenga un enfoque hacia el café como “algo que se introduce en el cuerpo” como ella mismo afirma, y no solo un producto de mercado sin pensar conscientemente a quien es dirigido.
Katia como emprendedora en micro roastery, trata de mantener alta la calidad de su cafetería teniendo para uso de sus clientes de casa Ixchel la mejor calidad de su cosecha anual, y creanme que es algo mas raro que unico en países productores donde la mejor calidad está destinada a ser exportada fuera del paìs.
Lamentablemente romper con las tradiciones cuesta fatiga y mucho valor, pero se que estoy frente a una mujer que ha hecho del café su vida y ha pasado de productora a catadora apostándolo todo para mejorar la calidad de su produccion.
En el 2017, después de tantos esfuerzos pruebas, experimentaciones capacitaciones y mucha paciencia Katia y sus lotes de finca San Isidro llegan a candidarse para la taza de excelencia de Honduras.
Y en el 2018 ganò el primer lugar a la competición de cafés especiales del Trifinio, con un natural que si estáis por la zona de Copan Ruinas os invito a probarlo.
En mi poca experiencia en Honduras hecha de dialogos con productores y tacitas de espresso, he entendido que ser mujer aquí es un reto bastante grande, aun más si eres productora, hija de un productor y si introduces un concepto que rompe completamente con la tradición.
Es el caso de la primera cosecha de Katia y de los recolectores que  se negaron a tomar ordenes de la “hija” del productor.
En casos así por suerte mujeres como Katia Duke pueden solo reaccionar y cambiar la sociedad, desde esa experiencia como productora se ha visto involucrada en una serie de proyectos con mujeres, y por eso la mayor parte de su equipo de trabajo son mujeres a las cuales ofrece posibilidades de trabajo que van más alla de el recolectar café.
Pero como aquí el cafe es visto como una tradición familiar, el recambio generacional y la independencia economica es otro reto que algunos productores de segundas generaciones tienen que afrontar, es por esto que nace Casa Ixchel.
Casa Ixchel tiene todo el carácter independiente que Katia ha sabido sacar afuera de este gran reto de independencia empresarial,  desvinculada de la finca de familia; Y si como yo se las pasan visitando cafeterías en diferentes lugares van a notar inmediatamente que están entrando en un lugar especial.
Una atmosfera unica, acogedora, literalmente en la casa de Katia Duke, un punto de encuentro de buenas energías que ha sabido dar sus frutos. Casa Ixchel, como la diosa Maya de la fertilidad, de la Luna, de las buenas cosechas, ha visto nacer entre sus paredes obras de abundante generosidad, como la escuela aún en construcción en las cercanías de la finca San Isidro, proyecto organizado por Katia que dono el terreno, y algunos clientes del Coffee shop, un proyecto que nace bajo la buena vibra que goza este pequeño lugar tan acogedor, y al cual se puede aun hacer parte como cliente o como donante.
Es una realidad de roastery y coffee shop que me ha impactado por como destaca sobre un mercado que a veces se omologa demasiado a un mercado Euro-Americano perdiendo su legado con la tradición autoctona, un lugar donde tomar un café bajo una atmosfera mistica, generada por la energia de Katia y de sus colaboradores, un lugar donde sentirse a casa, donde escuchar historias, donde hacer parte de esas historias a pacto que no tengan miedo dejarse arrasar por una personalidad tan carismatica de su proprietaria.

Katia exporta su café (finca San Isidro Katia Duke Collection) a Taiwan: Zircle Coffee, USA: Una Taza, Pneuma, Five star, Blencher (con packaging biodegradable), la Terza, Canada: Souvenir Coffee Cut Coffee
 
 
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